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  • Immagine del redattoreGiovanni Sabattini

REFF HOMAGES: il cinema di Giuseppe Marcoli, 14 e 15 marzo



Non solo Cahen e Caldini, anche un omaggio - e una riscoperta - di un’autore che fra la fine degli anni 80 e i primi anni 90 era un habitué del Bellaria Film Festival, dove sono stati presentati quasi tutti i suoi primi film, amico e collaboratore di Franco Piavoli, ma allo stesso tempo indipendente e originale:


«autore dis-narrativo e anti-naturalistico, Giuseppe Marcoli è da sempre intrigato più dalla lingua (audiovisuale) che dalla sintassi, forse perché la sintassi ha la pecca sovente di trasformare una illuminazione in banalità. Meglio quindi ricorrere alla strumentazione della poesia, alla metafora, alla analogia, al vocabolario del cinema puro e primigenio in cui l’immagine è sovrana e la parola compare solo in didascalia, innescando così il potenziale evocativo della pagina scritta. Solo la poesia riesce a dire il già noto in modo ignoto e rilevante», Nino Dolfo


Parole calzanti per definire la poetica di Marcoli; difatti, in un’intervista, a cura di Nino Dolfo, sostiene di amare:«il cinema-cinema, anzi per me il cinema è solo in bianco e nero e muto [...] il cinema è essenzialmente immagine e musica, non parola. Io credo che uno dei più grossi difetti umani sia proprio la comunicazione quella verbale». Del resto l’arte per Marcoli «è malattia, debolezza, un bisogno, è come un dente malato che va estratto»


Contestualmente all’omaggio, per REFF Academy, Marcoli in dialogo con Cecilia Ermini - a cui dobbiamo la nostra riconoscenza e la nostra gratitudine per averci permesso di conoscere lo sguardo di Marcoli - incontrerà gli studenti venerdì 15 marzo al Cinema Bristol, raccontando la sua poetica a partire dal suo ultimo film in 16mm Kappa (1994), ispirato a diversi racconti di Kafka. Le masterclass sono anche aperte al pubblico.


  • 14 MARZO 20,30

A-R (andata e ritorno) (1989), Giuseppe Marcoli (in 16mm)


«Il film è nato da questo grande amore che ho sempre avuto per i treni ed è stato concepito come si concepisce un figlio, nel senso che ha avuto una maturazione molto lenta. Non c’è una vera e propria sceneggiatura, ho girato in tempi abbastanza lunghi, sull’onda delle sensazioni della musica minimalista di Philip Glass. C' è una vaga linea narrativa. Più che un romanzo, è una filosofia, esprime la mia visione della vita. C' è il primo blocco che si chiama Infanzia, poi c'è il Lavoro, c’è l’Amore, c’è la Guerra: sono le quattro fasi della vita di tutti gli uomini», Giuseppe Marcoli da un’intervista a cura di Nino Dolfo



L'uomo che contava i suoi passi (1991), Giuseppe Marcoli


«Il film prende lo spunto da un racconto che avveo scritto nell’81 [...] ed è il racconto di una persona che era costretta a camminare e doveva portare i messaggi da un apese all’altro. Poi, questo personaggio l’ho eliminato, un pò perché non mi interessava fare del cinema narrativo, un pò per ridurre i costi. L’inzio di questo film è autobiografico: io sono un insegnante supplente annuale; quando vado a ritirare lo stipendio in posta ho sempre delle difficoltà, nel senso che devo andare ad una certa ora, devo andare quando vogliono loro...un giorno nella piazza di Verola-nuova, dopo che non mi volevano dare lo stipendio, ho avuto questa idea ed ho immaginato che l’impiegata mi chiedesse quanti passi avessi fatto; io non sapevo quanti passi avevo fatto e quindi non potevo ritirare lo stipendio. Da questo spunto relaistico nasce tutto il film che è invece una serie di immagini, un pò come l’altro che avveo fatot sui treni, che sono una sorta di percorso della vita di un uomo», Giuseppe Marcoli, da un’intervista a cura di Fausto Bona



  • 15 MARZO 21,00


Ad alzare l’acqua si alza anche la barca (1993), Giuseppe Marcoli



La goccia e il vetro (1993), Giuseppe Marcoli


«Un videosaggio di agomento filosofico, una specie di paradosso in metrica giocato sui principi di causlaità e contraddizione e in cui il filmaker desenzanese riflette su essere e divenire della natura e della storia [...] un film ermetico e ammaliante come lo sono le figurazioni astratte, in cui l’autore, rivelando una forbita perizia tecnica, ci comunica verità anche ostiche con la sola forza del pensiero e dell’immaginazione. Protagonista assoluta è l’acqua. Acqua che picchietta, sgocciola, trasuda, scorre impetuosa. L’unico carburante dell’universo», Nino Dolfo



a seguire, in dialogo con


Tutto qui (2022), Anna Marziano


Ispirandomi all'ultimo saggio che Charles Darwin scrisse sull'azione dei vermi, ho voluto realizzare un film in cui l'azione artistica si ponesse in continuità con il lavoro dei lombrichi, che microscopicamente digeriscono e nutrono il suolo giorno dopo giorno. Il film intreccia l'osservazione diretta, video-proiezioni e il decadimento di alcuni negativi sepolti nel terreno, nel tentativo di conservare le tracce visive dei microrganismi in azione





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